Necessita dunque di temperature comprese fra i 20 e i 35 gradi centigradi, di precipitazioni abbondanti e costanti che garantiscano alle piantagioni una notevole umidità. La pianta di cacao non può essere trapiantata in Europa, continua ad essere importato dai paesi d’origine al suo stato naturale, in grani, per poi essere lavorato e trasformato.
Dalla Spagna l’uso della cioccolata calda si trasmette velocemente alla vicina Francia dove i più raffinati palati apportano le prime migliorie aggiungendo spezie e profumi.
In Piemonte il cioccolato venne introdotto dal Duca Emanuele Filiberto di Savoia, Gran Capitano Generale degli Eserciti di Spagna, al suo ritorno in Patria dopo la vittoria di San Quintino,
poi più tardi reso di moda a corte e fra l’aristocrazia piemontese e savoiarda da Caterina d’Austria, figlia di Filippo II, venuta sposa a Carlo Emanuele I Duca di Savoia. Torino è quindi il primo centro italiano di produzione e di consumo del cacao, l’embrione di una raffinatezza che nella capitale del Piemonte ha sempre trovato moltissimi ammiratori ed entusiasti fabbricanti.
Ma il cacao da solo è poca cosa. Per diventare quella delizia che si chiama cioccolato, ha assoluta necessità di essere zuccherato, speziato, ingentilito, profumato e miscelato in modo equilibrato e perfetto con altre materie prime.